DOCUMENTO POLITICO APPROVATO ALL'UNANIMITA' 2° CONFERENZA REGIONALE DI SINISTRA CRITICA
La crisi sta scaricando i suoi veleni :nel mondo circa un miliardo di persone che soffrono la fame , in Italia tre milioni, in Calabria 200.000, col 10% di famiglie che soffrono la fame, come in Sicilia, 3 volte superiore rispetto al resto del paese.. Nei prossimi mesi la fase diventerà più acuta e disastrosa per la condizione dei lavoratori e le lavoratrici ed in genere per i settori più deboli della società (precari,donne,disoccupati, giovani). In Calabria, piove sul bagnato. Solo alcuni dati: la disoccupazione giovanile arriva al 65%, la forbice che separa il Trentino Alto Adige dalla Calabria è di oltre 24 punti mentre la media dei giovani sotto i 25 anni in cerca di occupazione è del 17%. Le cifre dell’indagine condotta dal Censis parlano chiaro. In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia si registra – come noto - una maggiore presenza delle organizzazioni criminali. Il patrimonio mafioso si aggira intorno ai 1000 miliardi di euro. Una cifra questa, tanto per capirci, che se entrasse d’un botto nelle casse dell’Erario, abbatterebbe il debito pubblico dal 107% attuale a meno del 36% del Prodotto interno lordo, trasformandoci d’incanto nel Paese più virtuoso d’Europa. Un Comune su tre è implicato o è in combutta con la mafia. Su 1608 comuni 610 hanno un clan o un bene confiscato o sono stati sciolti negli ultimi tre anni. Il dato impressionante è che 13 milioni di italiani, su un totale di quasi 17 milioni di abitanti nelle suddette regioni convivono con le mafie. E’ coinvolto il 22 per cento della popolazione italiana. E a questo 22 per cento corrispondono solo il 14,6 per cento del prodotto interno lordo nazionale, il Pil medio pro capite delle quattro regioni è il più basso del Mezzogiorno e la Calabria rispetto alle altre regioni raggiunge il record. I finanziamenti pubblici europei arrivati a cascata non hanno ridotto il divario tra Sud e il resto del Paese e hanno creato ulteriori intrecci politico mafiosi. “Nell’assalto ai fondi pubblici si è rafforzata quella borghesia mafiosa, quella zona grigia che, all’occorrenza manovra anche il braccio militare, ma normalmente collega il braccio politico-affaristico con il mondo dell’economia, trasformando gradualmente ‘l’organizzazione criminale’ vera e propria in un ‘sistema criminale’ integrato nella società civile”.Così si esprime il Censis, “ Un sistema pronto a mettere le mani ovunque: dal settore privato ai fondi europei del programma 2007-2013 che prevede 101,6 miliardi al piano per il Mezzogiorno preannunciato dal governo”. Mentre il rapporto della DIA si esprime in questi termini:” la ‘ndrangheta si conferma quale presenza criminale pervasiva per il territorio regionale, con significative e penetranti proiezioni in altri ambiti nazionali ed esteri. La criminalità organizzata calabrese è sempre più presente nei contesti socio-economici e finanziari extraregionali, soprattutto nell’Italia centrale e settentrionale, nell’Europa continentale, nelle Americhe ed in Australia. La vicenda delle navi dei veleni dimostra il fitto intreccio che la ‘ndrangheta ha predisposto per consentire collusioni con apparati istituzionali nazionali ed esteri. Una serie di altri dati potrebbero essere offerti per dare un quadro più completo sulla situazione calabrese qui preme focalizzare l’attenzione su alcuni fenomeni che stanno avvenendo in Calabria e che meritano l’attenzione di sinistra critica per le dinamiche che mettono in moto rispetto ai possibili cambiamenti e in ogni caso rispetto alla acquisizione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei riguardi di alcuni specifici problemi.
RIFIUTI
Risulta evidente come nella partita dei rifiuti tossici - la vicenda delle navi dei veleni, - il ruolo della ‘ndrangheta, ormai assodato, è stato precedente a quello della camorra in Campania e, fino a prova contraria, continua ad averlo. Le vicende dei rifiuti della Pertusola di Crotone lo stanno a dimostrare. Sono evidenti le collusioni tra istituzioni locali, nazionali e ‘ndrangheta. La ultra decennale gestione commissariale dei rifiuti in Calabria ha prodotto, come in Campania, solo disastri. L’emergenza cosentina della scorsa estate è emblematica. Una situazione che non riesce a soddisfare i vari interessi in gioco, padroni, governo locale clientelare, delinquenza organizzata. Non si fa partire la raccolta differenziata porta a porta ferma al 16%. e governo regionale e locale propongono come unica soluzione discariche e inceneritori . Le diverse iniziative basate sulla strategia rifiuti zero che hanno trovato applicazione in diverse grossi città fuori dal nostro paese ma anche in diversi comuni in Italia trova interesse tra i cittadini e gli attivisti. La folta partecipazione alle varie assemblee svolte da Connet lo dimostra. L’avvio della strategia rifiuti zero nel giro di poco tempo potrebbe portare a soluzione il problema dei rifiuti senza pensare a discariche e inceneritori con vantaggi per la salvaguardia del territorio e la salute dei cittadini e con un minore impatto ambientale che ridurrebbe i gas serra , principali fattori dei cambiamenti climatici.
ACQUA BENE PUBBLICO
Si sa che la privatizzazione dell’acqua ha creato e crea grossi problemi alle popolazioni di tutto il mondo. La relazione di Fabrizio valli all’Università di Attac ne parla in maniera esauriente. In Calabria si va concretizzando tale privatizzazione cominciando a creare forti disagi alle popolazioni. Le nuove disposizioni di legge hanno affossato definitivamente la proposta di legge di inziativa popolare per la quale erano state raccolte oltre 400,000 firme, pertanto si tratta di avviare un altro percorso con la modifica dello statuto comunale che pur ribadendo lo spirito della proposta di legge sottrae l’acqua alla mercificazione: una strada molto tortuosa ma ineludibile, considerando che la drammaticità del problema sarà sempre più acuta.Intanto, Caulonia e Riace sono già partiti. Teniamo conto che una città come Parigi ha dovuto ripubblicizzare l’acqua rispetto al disastro provocato dalla privatizzazione. In ogni caso il coordinamento regionale farà gli approfondimenti del caso su come praticare in Calabria il percorso migliore.
PRECARIETA'
In Calabria è molto diffusa la precarietà sul posto di lavoro , in misura maggiore, il lavoro nero. In questo periodo, sta emergendo in modo eclatante anche in Calabria la lotta dei precari della scuola ma anche degli universitari, perché vivono sulla loro pelle gli effetti della finanziaria dell’anno scorso, ma in genere, la lunga permanenza in questa situazione che i governi precedenti non hanno voluto risolvere. Aggiungiamo che le conseguenze saranno ancora più gravose per i prossimi due anni. Nel mezzogiorno ed in Calabria, il fenomeno assume connotazioni particolari perché rimane uno dei pochi sbocchi lavorativi. Non a caso alla manifestazione del 3 ottobre erano presenti in modo massiccio le realtà meridionali, ma anche studenti dell’onda calabrese, molto sensibili al precariato, perchè l’università è diventata fabbrica di precari. Il cosiddetto pubblico impiego che si riteneva potesse reggere sta franando , Si privatizzano sempre più servizi di interesse pubblico, ma mantenendo un potere clientelare- mafioso che urta la sensibilità di settori di lavoratori e lavoratrici coscienti e responsabili. La vicenda della Valle Crati e le cooperative A e B di Cosenza ci dicono proprio questo. E’importante sradicare questi intrecci politici clientelari e mafiosi con una proposta che dia dignità agli interessati. La proposta di legge di iniziativa popolare , già presentata in parlamento da Sinistra critica, affronta un problema cruciale della fase politica che stiamo attraversando: garantire un salario sociale(1000 Euro) ai disoccupati ed un minimo salariale a chi lavora(1300euro). In Calabria , dove sono state raccolte oltre 1000 firme, l’attuazione di una tale proposta potrebbe rappresentare un salto di qualità enorme. La vicenda Rom a Cosenza di questi giorni è emblematica di come ci sia una modalità specifica nell’intervento nei confronti degli immigrati in Calabria. Sono state avviate oltre 70 provvedimenti di espulsione di persone che si trovano nei due campi Rom in condizioni disastrose dal punto di vista igienico sanitario. E’ stata una vera e propria pulizia etnica. La vicenda di Rosarno è un'altra storia di degrado e sfruttamento degli immigrati. Fanno da contraltare l’esperienza del comune Riace , dei comuni limitrofi che stanno facendo pratica di un inserimento dignitoso nelle comunità. Le diverse associazioni danno un aiuto concreto agli immigrati e stimolano il dibattito e la mobilitazione. La partecipazione alla manifestazione del 17 ottobre e le iniziative che si stanno svolgendo con i rom sono esempi di protagonismo dei migranti. Il 23 dicembre, Berlusconi vorrebbe partire con la costruzione del ponte sullo stretto. A parte la pericolosità, l’aggressione al territorio dell’opera è interessante capire come la mafia si sia interessata alla vicenda già ai tempi di Craxi . A questo proposito, è utile capire il percorso che la mafia ha compiuto finora per mettere le mani sulla costruzione del ponte. Tutto questo viene spiegato bene da Antonio Mazzeo nel suo libro di prossima pubblicazione da Edizioni Alegre.
Dal Coordinamento FORA! di Cosenza al comitato dei beni comuni, dal coordinamento regionale per l’acqua pubblica a quello sui rifiuti tossici e radioattivi come quelli di Crotone e delle "navi a perdere" nel mediterraneo ma anche a quello più in generale dei rifiuti solidi urbani, alle varie associazioni sugli immigrati, al comitato No ponte, ai movimenti che si muovono su Crotone e Lamezia,al movimento dell’onda Calabra si stanno palesando diverse soggettività che hanno alzato la testa per un cambiamento radicale nella gestione del potere. La grande manifestazione del 24 rende manifesta la ribellione della Calabria Sinistra Critica è presente in questi movimenti, e continuerà ad esserci perché ritiene che sia la vera alternativa ai vari governi, dal regionale a quello cittadino, che possono pensare e realizzare un’altra Calabria possibile.
EMENDAMENTO AL DOCUMENTO POLITICO NAZIONALE
MAFIA* E CAPITALE: PER UNA LETTURA DI CLASSE
La costruzione di una sinistra di classe deve muoversi nella direzione di una sempre maggiore capacità di contrasto allo strapotere delle mafie, coscienti che - viste le dimensioni internazionali assunte dalle principali organizzazioni mafiose - la lotta non è più delegabile solo ai/alle compagni/e del Mezzogiorno ma riguarda il corpo militante di Sinistra Critica nel suo complesso. L’ipotesi definitoria tracciata dal Centro di Documentazione Siciliana Peppino Impastato (U. Santino) può segnare un punto di partenza interessante per una lettura di classe del fenomeno mafioso. L’ipotesi analitica è quella della mafia come borghesia, cioè non solo come organizzazione criminale ma come classe dominante (o frazione di classe). La mafia viene considerata come componente di un blocco sociale interclassista, al cui interno però la funzione egemonica è svolta dagli strati più ricchi e potenti, legali ed illegali, definiti “borghesia mafiosa”. L’analisi su cui si base l’ipotesi definitoria è centrata sui legami strutturali tra capimafia e i cosiddetti colletti bianchi (imprenditori, banchieri, amministratori, professionisti e politici), che rendono praticabili le molteplici attività mafiose tese all’accumulazione del capitale e all’acquisizione e la gestione del potere economico e sociale. Questo comporta scartare dal nostro percorso analitico le soluzioni povere di qualsivoglia base scientifica: la mafia come emergenza, come antistato, come subcultura, come piovra che allunga i suoi tentacoli su tutto ed alla quale ci dobbiamo adeguare, sono sottoprodotti di una cultura istituzionale e borghese di breve respiro e che vanno decisamente contrastati. La mafia non è, quindi, emergenza in quanto è un fenomeno continuativo, strutturale e non congiunturale. Il rapporto mafia-istituzioni non può configurarsi come antistato ma è qualcosa di più complesso, con una gamma di fenomeni che vanno dallo scontro vero e proprio all’interazione e compenetrazione. Non può, in fine, essere considerata un fenomeno subculturale perché molto spesso diventa un canale per la mobilità sociale ed una via di accesso all’accumulazione ed al potere. L'analisi di classe è lo strumento più appropriato per leggere la società contemporanea e l’intreccio tra mafia, politica e capitale avendo chiaro che le moderne dinamiche sociali sono per sua natura complesse e sempre in movimento e per tracciare una possibile via d’uscita, bisogna ancora tornare a Marx a proposito delle dinamiche e della composizione delle classi sociali, tenendo ben a mente il monito dello stesso Marx quando parla di “un infinito frazionamento di interessi e di posizioni creato dalla divisione sociale del lavoro”. Esistono inoltre alcuni accenni alla “criminalità delle classi subalterne” che chiaramente risultano estremamente stringate e anch’esse devono necessariamente essere ricontestualizzate. In sintesi, il percorso scientifico da intraprendere per arricchire le elaborazioni esistenti sulla cosiddetta “borghesia mafiosa” si scontra con un vuoto teorico ricolmabile attraverso la ricerca di nuove vie, in parte già tracciate dai movimenti sociali cresciuti attorno al femminismo e all’ecologismo: l’analisi di genere e la critica del depauperamento delle risorse naturali possono essere un buon antidoto per contrastare, concretamente le ecomafie e la pervasiva - quanto devastante – “cultura familista”, sulla quale la mafia fa enorme leva ed affidamento. In questo nuovo percorso dobbiamo porre particolare attenzione nell’evitare che le nostre analisi scadano nella banale equazione capitalismo=mafia che ci porterebbe direttamente in un vicolo cieco. La sinistra ed il sindacato confederale sembrano ignorare la centralità del problema della disoccupazione e della precarizzazione dei rapporti sociali, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, lasciando libero campo alla mafia che, con il tempo, è divenuta soggetto capace di fornire un reddito sicuro - con l’accesso al denaro facile - ma anche produttrice di ruoli sociali utilizzando strumenti come l'affiliazione all’organizzazione e il coinvolgimento, ad esempio, di larghi strati popolari nelle attività di micro criminalità. L’affrancamento delle masse dal ricatto occupazionale, dalla piaga della disoccupazione e del lavoro precario, darebbe un duro colpo alla capacità della mafia come soggetto fornitore di reddito sicuro. La confisca ed il controllo sociale dei bene mafiosi colpirebbe la mafia nel cuore del suo essere e cioè nella sua capacità di accumulo e di reinvestimento del capitale nei circuiti finanziari ufficiali, realizzando una integrazione stabile con l’economia e la finanza cosiddetta legale. Questo modo di stare sul mercato globale, configura un rapporto diverso tra violenza e capitale, tra riciclaggio e reinvestimento del capitale “sporco”, tra finanziarizzazione degli strumenti monetari ed investimenti nell’economia reale di mercato, tra egemonia territoriale ed extra-territorialità della ricchezza. Essa è in grado di determinare, infatti, una nuova modalità di accumulazione di tipo mafioso rendendo vano e retorico ogni tentativo di distinzione con l’accumulazione capitalistica nel senso stretto del termine. La compartecipazione ad attività economiche cosiddette lecite è ulteriormente dannosa e letale in ragion del fatto che la sua efficienza realizza un obiettivo che per la mafia è di fondamentale importanza, ovvero assicura un reale avvicinamento e persino una forma di perfetta coincidenza tra due momenti in genere distinti del capitale mafioso: il riciclaggio e quello del successivo reinvestimento dei capitali una volta ripuliti. Prioritario allora è tradurre l’azione antimafia nell’impegno in un'analisi fortemente controcorrente ed in iniziative di denuncia e di proposta che richiedono rotture e prese di distanza dalle logiche - ampiamente diffuse ed accettate - della connivenza e della convivenza. In altre parole l’antimafia deve muoversi sul campo dell’antimafia sociale o altrimenti sarà destinata a fossilizzarsi sull’insufficiente educazione alla legalità che ha come unico obiettivo quello del rispetto delle leggi tout court! Dobbiamo quindi riempire questo vuoto storico, organizzando il territorio e organizzandoci nel territorio a partire dai quartieri più popolari: preparazione e organizzazione di lotte sul tema del lavoro, della precarietà, dei diritti sociali, della difesa dell’ambiente, ecc. partendo, ad esempio, dalla creazione di nuovi spazi di aggregazione e di conflitto dove sia possibile pensare e praticare forme di democrazia diretta e quindi in aperto contrasto con l’autoritarismo mafioso: luoghi di lavoro, centri sociali, quartieri di periferia, aree industriali, porti, ecc… devono diventare presidi permanenti di resistenza al potere mafioso ma anche luoghi di controcultura e controinformazione.
* con il termine mafia ho inteso sintetizzare le quattro principali organizzazioni presenti in Italia
* con il termine mafia ho inteso sintetizzare le quattro principali organizzazioni presenti in Italia


